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Le apparizioni estive del dio dei guasti

Esiste un dio dei guasti. E opera solo pochi mesi l’anno, si accanisce in quella manciata di giorni quando ci sono 40 gradi e tutti vanno in ferie. Tutti tranne tu, ovviamente, e lui.

La prima volta mi è apparso un 15 agosto, su un’autostrada assolata nel pieno centro della Sicilia. Là dove l’erba è sempre gialla perché cotta dal sole. Là, dove a mezza mattina c’è talmente caldo che nemmeno le mosche volano, esattamente là. Tornavo da una minivacanza, si è fermata la macchina. A casa sono arrivata comodamente seduta su un carro attrezzi. E appena entrata sono stata accolta da una terribile puzza di cadavere. Subito non ho capito. Pensavo che in mia assenza fosse entrato un serial killer, che so. Invece molto più semplicemente si era rotto il frigo e, in mia assenza, tutto quello che avevo surgelato per i periodi di carestia era marcito. Passai tutta la sera a togliere porcherie.

Qualche anno dopo toccò all’ascensore. Guasto il 14 agosto. Nessuno pensò a ripararlo prima di settembre, poi si dovettero ordinare i pezzi, e poi non so quale altro intoppo. Risultato: fino a ottobre, ogni giorno salivo e scendevo a piedi. Tipo che la palestra non serviva più per i prossimi 12 anni.

L’estate successiva si fulminarono, nel giro di sei ore, il telefonino, il phon, la macchinetta del caffè e il forno.  Più che qualcuno che li riparasse (operazione inutile, tanto qualsiasi centro assistenza era chiuso) cercavo corni rossi e acqua benedetta (meglio abbondare).

Ma anche il guasto alla tubatura del bagno era una domenica di luglio, chiusi in tre metri quadrati del bagno con un idraulico improbabile che mi faceva aprire e chiudere tutti i rubinetti e faceva prove (risultate inutili). O quando tutto il palazzo rimase senz’acqua era estate piena. E ce ne saranno altri che io devo avere archiviato nella cartella “giornate da dimenticare”.

L’ultimo è lo scarico della cucina, quello in cui finisce l’acqua sporca di lavatrice e lavastoviglie. Da qualche giorno zampilla allegramente. E allora tu sposti gli elettrodomestici (ovviamente a pieno carico, se no era troppo facile), ti armi di pinze a pappagallo e attrezzi che guardi come fossero marziani, provi a stringere, armeggi, sudi e sbuffi. Mandi avanti la lavatrice giusto con due mutande per provare e quel maledetto tubo zampilla ancora. E ovviamente è luglio, ci sono 40 gradi e tu hai fretta perché devi andare a lavorare.

Ed è uno di quei giorni in cui vorresti un fidanzato, un marito, un compagno, uno qualsiasi insomma per mettergli in mano quella maledetta pinza e dirgli: “Tieni, veditela tu con quello stronzo del dio dei guasti”.


Commenti (1)

  • Francesca Giambaco

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    ….il marito, fidanzato o chi per esso solo in alcuni rarissimi casi è all’altezza della riprarazione, della serie: chi fa da sè fa per tre.

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