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Chiavi per fuggire

Ultimo giorno di lavoro,  stanchezza alle stelle. Chiudo la porta di casa. E nello stesso istante realizzo che ho lasciato le chiavi dentro. Attaccate alla serratura.  È successo un anno fa e da allora avevo giurato a me stessa (e alla mia amica Valentina che mi aveva giustamente cazziata) di staccarle sempre. Giusto per rendere più facile il rientro a casa in queste circostanze.

E invece ho continuato a farlo. Regolarmente. E quando l’altro giorno Valentina mi ha detto: “Ancora? Ancora non hai imparato?” ho risposto: “No. Perché io così mi sento più sicura”. La sera torno a casa, do una mandata che mi fa sentire protetta e la chiave la lascio lì per poterla girare e scappare, senza perdere tempo. E lo so che forse è una cosa stupida ma lo faccio. Perché io nella vita, ho capito, devo avere sempre una chiave da girare per poter fuggire, anche quando sono nel posto più sicuro.

Come quando voglio andare a tutti i costi con la mia macchina perché devo poter andare via quando voglio. O come quando non prendo decisioni definitive per essere libera di poter cambiare idea. Come quando non consegnerei mai la mia vita a qualcuno senza un piano B.

Perché voglio sempre una chiave da usare, non per chiudere, ingabbiare, costringere. Ma per aprire, per uscire, per andare oltre. Magari stando attenta a non chiudermi la porta alle spalle con la chiave appesa.


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